venerdì 16 agosto 2019
Si può finire qui
Quando ero bambina, la notte di Ferragosto segnava già un po’ la fine dell’estate. Era l’ultimo vero giorno di festa, dopo iniziava la corsa contro il tempo per iniziare e finire i compiti delle vacanze, alcuni amici già tornavano a casa e la routine si impadroniva di nuovo delle nostre vite. Il lungomare si svuotava, i locali di sera chiudevano prima, tornava la Tramontana e le prime piogge impedivano un lieto fine agli amori estivi. Noi, già vecchi all’epoca, ci rintanavamo nel ristorante del lido a giocare a burraco da mattina a sera, mentre pian piano i giuramenti di amore eterno si scioglievano, ci preparavamo a tornare in città e le tate ci cercavano senza trovarci mai.
Nonostante tutto, però, il 15 d’agosto era il Natale estivo e nessuno di questi pensieri avrebbe mai potuto rovinarlo. Ricordo che si facevano lunghe tavolate al lido, ci si vestiva sempre di bianco, si beveva e si ballava fino all’alba: non c’era differenza tra adulti e giovani, si stava insieme per una notte intera e per una volta tutto avveniva sotto gli occhi di tutti.
Quest’anno no, per la prima volta la mia estate è iniziata e finirà senza nessuno di quei riti tipici di una piccola comunità balneare come lo è Margherita, mi rattrista pensare che tutto si è svolto ugualmente anche senza di me, perché lo spettacolo deve continuare, e nemmeno il mio ombrellone vuoto potrebbe interromperlo.
giovedì 1 agosto 2019
Verranno a chiederti del nostro amore
Verranno a chiederti del nostro amore e tu gli risponderai che era una farsa, le bugie ci hanno allontanato molto di più della distanza fisica ed io me ne sono andata non appena tutto si è complicato. Non gli racconterai di quando mi hai lasciato vagare per un giorno intero per le strade della tua città, né delle tue telefonate nel cuore della notte e di tutte le lacrime che io ho versato per te. Parlerai solo della tua verità e ancora una volta sottovaluterai il mio silenzio, ti convincerai che sono scappata perché non ti amavo abbastanza, mentre invece io ancora fatico a immaginare la mia vita senza di te, rincorro la tua ombra in tutto quel che mi circonda e allontanarmi da te è stato solo un ultimo, disperato tentativo per ritrovare me stessa. Eliminerai il mio numero di telefono e tutto quel che ancora conservi di mio, ma non basterà a cancellarmi dal tuo cuore. Crederai di esserci riuscito, poi un giorno camminando per le vie del centro ti sembrerà di sentire il mio inconfondibile profumo, ti volterai d'impulso, non mi troverai e la delusione farà capolino insieme a tutti i ricordi che avevi tentato invano di seppellire.
Verranno a chiederti del nostro amore e tu ti sorprenderei di avermi persa prima del tempo. Mi cercherai ovunque ma non mi troverai più, sarò già lontana da te e da tutto quel che ci ha unito. Ti convincerai che il destino aveva altri piani per noi due, che insieme non avremmo potuto realizzare i nostri sogni, mentre invece sacrificare l'amore è stato il giusto prezzo da pagare per la fama, come nel musical che avevamo visto insieme al Cinema sotto le stelle. Però i protagonisti, alla fine del film, si rincontrano e invece noi no, noi saremo per sempre destinati a rincorrerci senza ritrovarci mai.
Verranno a chiederti del nostro amore e tu non potrai fingere di non aver provato per me un sentimento unico nel suo genere, così come non potrai mai andartene del tutto senza prima avermi rincorso un'ultima volta, ma quando mi nomineranno tenterai ugualmente di sminuirmi per non darmela vinta, perché ancora non hai capito che non è un gioco in cui uno vince e l'altra perde, ma sul piatto c'è la felicità di entrambi e tu, con questo atteggiamento infantile ed egoista, non hai fatto altro che condannarci a rimanere incompleti.
lunedì 29 luglio 2019
La luna di notte non ci scalda più
Ricordi quella volta in cui abbiamo camminato quasi fino all'alba insieme? Vicini, ma non troppo, come solo due estranei che si sono appena incontrati possono fare mentre condividono la stessa strada al ritorno verso casa dopo una festa in spiaggia. Il mare quella notte era silenzioso, o forse le nostre parole e il sonno si mescolavano nelle onde e ora si confondono in quell'atmosfera magica del nostro primo incontro.
Vorrei poter avere più momenti felici trascorsi insieme da riportare alla mente quando ti penso, ma sono così pochi e così lontani da me ormai che temo di vederli sfuggire. Ma se qualcosa ci entra dentro e attraversa la nostra anima - come tu hai fatto con me - non è possibile perderla completamente.
Ha senso? Eravamo insieme e lo siamo sempre stati da quel giorno in avanti. Sono trascorsi due anni, di stelle ne son cadute tante, ma noi ancora non ci siamo ritrovati. Mi manchi, soprattutto quando sono sola in serate afose come questa e ho l'intera spiaggia ai miei piedi. Non parlo più col mare, non abbiamo molto da dirci ultimamente, ho esaurito la voglia di rincorrerti con la fantasia. Ovunque tu sia, so che stai pensando a me e che mi vorresti al tuo fianco. Sono lì, anche quando non riesci a vedermi e non ci sentiamo da tempo, sono sempre lì con te. Ti basta guardare il mare per rievocare quei giorni insieme.
venerdì 12 luglio 2019
Baby, I know I'll never find you again
È tornata la Tramontana. Prima del solito, questa volta, e non è mai un buon segno quando accade. Mia madre mi avvisa sempre quando arriva perché i vecchi marinai sostengono che porti novità, belle o buone che siano sta a noi deciderlo. L'estate ormai è qui, l'avverti sulla pelle abbronzata, sui capelli bagnati, sui mille occhiali scuri che la gente usa per proteggersi non soltanto dal sole. Un'altra stagione senza te, un'altra vita parallela in cui avremmo potuto essere felici. Ogni tramonto lo guardo da sola, perché è troppo bello vedere sprofondare una palla infuocata in mare per poterlo condividere con qualcuno di cui domani avrò già dimenticato il nome. Nel momento in cui il cerchio scompare e i raggi illuminano ancora per qualche minuto la spiaggia mi sdraio sempre sulla schiena e per un po' fingo di essere a casa. Quest'isola in cui ho richiesto asilo, lontana da te e dal male che ci siamo fatti, continua a sorprendermi e a regalarmi emozioni che riporterò con me in Italia.
L'altra notte ti ho pensato prima di addormentarmi. Sono uscite le date del tour e non tornerai a Margherita. Sembra quasi che sia stata una parentesi unica, destinata a rimanere impressa nel mio cuore e a non ripetersi, persino ora che non sono lì. Speravo, venendo qui, che tu tornassi invece dove ci siamo conosciuti, ripercorressi senza di me quelle strade e ti accorgessi che non ha senso vivere lontani. Ma ancora una volta il destino conferma quel che so da sempre: noi non ci apparteniamo e la distanza tra noi non è solo fisica ormai. Se mi incontrassi ora, non mi riconosceresti così come io non ritroverei nel tuo sguardo le emozioni di due anni fa. Non lo scopriremo mai, suppongo.
Mille volti, tanti occhi, troppe mani si susseguono giorno dopo giorno in questo posto che ha poco a che fare con la realtà a cui appartengo e tutto con la fuga da quella stessa vita che mi attende al ritorno. Non ho ancora comprato il biglietto di ritorno per Milano, perché mi piace pensare che così come all'improvviso sono salita sul primo aereo e sono arrivata qui, allo stesso modo una mattina mi sveglierò, infilerò in valigia tutti i ricordi di un'estate fuori dagli schemi e andrò all'aeroporto. Se davvero non troverò nessuno ad aspettarmi, adesso non importa. Sono troppo impegnata ad essere felice per accorgermene.
L'altra notte ti ho pensato prima di addormentarmi. Sono uscite le date del tour e non tornerai a Margherita. Sembra quasi che sia stata una parentesi unica, destinata a rimanere impressa nel mio cuore e a non ripetersi, persino ora che non sono lì. Speravo, venendo qui, che tu tornassi invece dove ci siamo conosciuti, ripercorressi senza di me quelle strade e ti accorgessi che non ha senso vivere lontani. Ma ancora una volta il destino conferma quel che so da sempre: noi non ci apparteniamo e la distanza tra noi non è solo fisica ormai. Se mi incontrassi ora, non mi riconosceresti così come io non ritroverei nel tuo sguardo le emozioni di due anni fa. Non lo scopriremo mai, suppongo.
Mille volti, tanti occhi, troppe mani si susseguono giorno dopo giorno in questo posto che ha poco a che fare con la realtà a cui appartengo e tutto con la fuga da quella stessa vita che mi attende al ritorno. Non ho ancora comprato il biglietto di ritorno per Milano, perché mi piace pensare che così come all'improvviso sono salita sul primo aereo e sono arrivata qui, allo stesso modo una mattina mi sveglierò, infilerò in valigia tutti i ricordi di un'estate fuori dagli schemi e andrò all'aeroporto. Se davvero non troverò nessuno ad aspettarmi, adesso non importa. Sono troppo impegnata ad essere felice per accorgermene.
giovedì 27 giugno 2019
He takes the day, but I'm grown
Questa pazza isola non smette di stupirmi e quando l'altra mattina mi hanno annunciato un matrimonio da organizzare per il prossimo week end come se si stesse decidendo tra le uova e i pancake per colazione per un attimo ho creduto mi stessero prendendo in giro. Qui ho poco tempo per riflettere, per isolarmi coi miei pensieri, ma oggi in mezzo alla confusione dei preparativi è tornata la malinconia. Non ti ho mai confessato che avrei voluto sposarti. Hai sempre fantasticato anche tu sulla nostra vita insieme, ma io avevo pianificato tutto nei dettagli: il matrimonio, i bambini, le vacanze, la casa e i cani che avremmo avuto. Non sarebbe stata una cerimonia sfarzosa. Avrei voluto sposarti in riva al mare, proprio nella spiaggia in cui ti ho conosciuto. A piedi nudi, col vento tra i capelli, vestiti in modo semplice e circondati da tutte le persone a cui vogliamo bene e che hanno vissuto con noi questi anni difficili prima di coronare il nostro sogno. Io avrei rinunciato alla mia carriera per te. Ti amavo fino a questo punto, anche se non ci crederai mai. Avremmo avuto due gemelli, poi una femmina qualche anno dopo. Mi avresti regalato un pastore tedesco dopo la nascita dei gemelli e avremmo abitato nella tua città. Guardaci ora: io nell'isola della perdizione e tu chissà dove a fare chissà cosa. Non so più niente di te, anche se non credo che la tua vita sia cambiata poi tanto. Viaggi, lavori, conosci gente, cerchi me e poi mi maledici per essere andata via. Però io non sono soltanto quella che ti ha lasciato, sono anche la ragazza che ti ha spezzato il cuore. Non oso immaginare la fatica che stia facendo la poveretta che tenta di colmare il vuoto che ho lasciato. A volte credo ancora di amarti: quando vedo una coppia mano nella mano passeggiare in riva al mare o mentre ascolto alcune canzoni che per qualche assurdo motivo mi ricordano te. Ci sono giorni in cui, invece, penso di averti dimenticato e di averti lasciato nel passato. Ma se fosse così, perché mi sento ancora mutilata?
sabato 22 giugno 2019
Ibiza
Ti ho detto che sarei partita e così è stato. Non hai tentato di fermarmi, io non mi sono voltata indietro. Un pomeriggio sono andata all'aeroporto, ho comprato il biglietto per il primo volo ed eccomi qua, ma avrei dovuto sapere che 848 chilometri di distanza sono ancora troppo pochi per eliminarti dai miei pensieri. Da quando sono arrivata qui la vita è cambiata radicalmente. Tutto quel che si dice su quest'isola è vero: le feste, la gente, gli happy hour, le spiagge, la musica, il cibo la rendono molto simile al Paese dei Balocchi e io non ti saprei dire come ci sono arrivata, mi sono ritrovata qui un'afosa sera di fine primavera e mi sono condannata da sola a vivere in questo turbinio inarrestabile.
Oggi, però, piove. Anzi, diluvia. Ero al Bar, quando improvvisamente un tuono assordante ha sovrastato la musica e ha messo in fuga quasi tutti. Qualche temerario è rimasto, pensando che sarebbe durato poco, costringendomi perciò a rimanere lì con loro, mentre invece avrei voluto seppellirmi sotto le coperte e dormire per un mese. Strano, no? Ho trascorso le prime settimane saltando da un posto all'altro, come un grillo impazzito, poi ho trovato il Bar, ho conosciuto Linda, siamo entrate subito in sintonia ed ora ho una mia quotidianità, come se potessi sentirmi a casa in questo paradiso maledetto fuori dal mondo, dalla vita reale e lontano anni luce dalla nostra storia, ma non preoccuparti, ogni giorno arriva un turista con la pelle bruciacchiata, gli occhi azzurri o i capelli color del grano che mi ricorda te.
La vita qui fa uno strano effetto e scriverlo sembra ancor più assurdo, ma è davvero così: le giornate trascorrono tutte allo stesso modo. Al mattino la sveglia suona sempre troppo presto, ma è l'unico ritaglio di tempo che ho per me e lo sfrutto per allenarmi in spiaggia mentre i ragazzi ubriachi della notte precedente si svegliano e imprecano contro il sole tentando di ritrovare la strada verso l'hotel. Tornando a casa faccio un salto all'edicola per leggere l'unico quotidiano che arriva dall'Italia, poi doccia, trucco e si va in scena. L'happy hour è una cerimonia ormai antica, che non perde tuttavia un briciolo del suo fascino primitivo. Si modifica ogni giorno in qualche minuscolo dettaglio, dal deejay all'elenco dei cocktail, fino alla gente che partecipa. C'è una vastità di motivi diversi e tutti più o meno banali per cui le persone scelgono di trascorrere le proprie vacanze ad Ibiza. Poi ci sono quelli come te: incoscienti, immaturi, eterni Peter Pan. Probabilmente ciascuno di loro ha qualcuno a casa ad aspettarli, ma non è questo il motivo per cui sono qui. Fingono qualche anno in meno, lottano ogni giorno contro il tempo che passa, poi credono che la loro età torni utile per conquistare qualche stupida ragazzina. Non hanno torto, con me aveva funzionato perfettamente. Talvolta, però, succede anche a loro di avere un momento di lucidità in cui sentono nostalgia di casa e di una sola persona in particolare e allora capiscono in che gran casino si son cacciati e trafelati scappano da qui. Tu no, tu scappi solo da me e, come un cane che si morde la coda, ricaschi sempre negli stessi errori.
Ho ascoltato il nuovo singolo di Calcutta e sono scoppiata a piangere alla fine della prima strofa per colpa di una frase che, seppur semplicissima, mi ha colpito dritto al cuore come una freccia scoccata da Ulisse.
"Non ti bacio da due anni."
Lo sa persino il vero Calcutta che non ci vediamo da tanto - forse troppo - tempo, è un altro scherzo del destino o c'è il tuo zampino?
Come se ciò non bastasse, ogni volta che al Bar qualcuno flirta con me, mi nascondo dietro la ridicola scusa che a casa una persona mi sta aspettando. Non prendiamoci in giro, so bene che non mi accoglierai all'aeroporto con un mazzo di rose al mio ritorno, ma lo devo a me stessa. Non è in questo luogo di perdizione che ritroverò l'amore, quando sono partita ne ero perfettamente consapevole.
La chiamano "tormenta de arena" perché le spiagge diventano pericolose con questo tempo e nessuno si avvicina alla costa fino a quando l'ira del cielo non si placa e torna il sole. Rimane poco da fare: i negozi del centro si riempiono di turisti annoiati, mentre i bar sulla spiaggia diventano fortezze inespugnabili. Le altre ragazze sono uscite con dei tedeschi, approfittando di questo inaspettato giorno libero, mentre io mi sono rintanata quassù sperando di poter trovare un po' di pace. Mi sbagliavo. Nemmeno in questo momento la tranquillità riesce a conquistare l'Inferno e non mi rimane altro che osservare lo spettacolo che si sta consumando al di fuori della finestra della mia camera. Lampi, tuoni, fulmini e saette: sembra l'Apocalisse. Manchi solo tu.
Oggi, però, piove. Anzi, diluvia. Ero al Bar, quando improvvisamente un tuono assordante ha sovrastato la musica e ha messo in fuga quasi tutti. Qualche temerario è rimasto, pensando che sarebbe durato poco, costringendomi perciò a rimanere lì con loro, mentre invece avrei voluto seppellirmi sotto le coperte e dormire per un mese. Strano, no? Ho trascorso le prime settimane saltando da un posto all'altro, come un grillo impazzito, poi ho trovato il Bar, ho conosciuto Linda, siamo entrate subito in sintonia ed ora ho una mia quotidianità, come se potessi sentirmi a casa in questo paradiso maledetto fuori dal mondo, dalla vita reale e lontano anni luce dalla nostra storia, ma non preoccuparti, ogni giorno arriva un turista con la pelle bruciacchiata, gli occhi azzurri o i capelli color del grano che mi ricorda te.
La vita qui fa uno strano effetto e scriverlo sembra ancor più assurdo, ma è davvero così: le giornate trascorrono tutte allo stesso modo. Al mattino la sveglia suona sempre troppo presto, ma è l'unico ritaglio di tempo che ho per me e lo sfrutto per allenarmi in spiaggia mentre i ragazzi ubriachi della notte precedente si svegliano e imprecano contro il sole tentando di ritrovare la strada verso l'hotel. Tornando a casa faccio un salto all'edicola per leggere l'unico quotidiano che arriva dall'Italia, poi doccia, trucco e si va in scena. L'happy hour è una cerimonia ormai antica, che non perde tuttavia un briciolo del suo fascino primitivo. Si modifica ogni giorno in qualche minuscolo dettaglio, dal deejay all'elenco dei cocktail, fino alla gente che partecipa. C'è una vastità di motivi diversi e tutti più o meno banali per cui le persone scelgono di trascorrere le proprie vacanze ad Ibiza. Poi ci sono quelli come te: incoscienti, immaturi, eterni Peter Pan. Probabilmente ciascuno di loro ha qualcuno a casa ad aspettarli, ma non è questo il motivo per cui sono qui. Fingono qualche anno in meno, lottano ogni giorno contro il tempo che passa, poi credono che la loro età torni utile per conquistare qualche stupida ragazzina. Non hanno torto, con me aveva funzionato perfettamente. Talvolta, però, succede anche a loro di avere un momento di lucidità in cui sentono nostalgia di casa e di una sola persona in particolare e allora capiscono in che gran casino si son cacciati e trafelati scappano da qui. Tu no, tu scappi solo da me e, come un cane che si morde la coda, ricaschi sempre negli stessi errori.
Ho ascoltato il nuovo singolo di Calcutta e sono scoppiata a piangere alla fine della prima strofa per colpa di una frase che, seppur semplicissima, mi ha colpito dritto al cuore come una freccia scoccata da Ulisse.
"Non ti bacio da due anni."
Lo sa persino il vero Calcutta che non ci vediamo da tanto - forse troppo - tempo, è un altro scherzo del destino o c'è il tuo zampino?
Come se ciò non bastasse, ogni volta che al Bar qualcuno flirta con me, mi nascondo dietro la ridicola scusa che a casa una persona mi sta aspettando. Non prendiamoci in giro, so bene che non mi accoglierai all'aeroporto con un mazzo di rose al mio ritorno, ma lo devo a me stessa. Non è in questo luogo di perdizione che ritroverò l'amore, quando sono partita ne ero perfettamente consapevole.
La chiamano "tormenta de arena" perché le spiagge diventano pericolose con questo tempo e nessuno si avvicina alla costa fino a quando l'ira del cielo non si placa e torna il sole. Rimane poco da fare: i negozi del centro si riempiono di turisti annoiati, mentre i bar sulla spiaggia diventano fortezze inespugnabili. Le altre ragazze sono uscite con dei tedeschi, approfittando di questo inaspettato giorno libero, mentre io mi sono rintanata quassù sperando di poter trovare un po' di pace. Mi sbagliavo. Nemmeno in questo momento la tranquillità riesce a conquistare l'Inferno e non mi rimane altro che osservare lo spettacolo che si sta consumando al di fuori della finestra della mia camera. Lampi, tuoni, fulmini e saette: sembra l'Apocalisse. Manchi solo tu.
martedì 11 giugno 2019
Give me a minute to hold my girl
Non sarebbe bello tornare a casa dopo una settimana di duro lavoro e trovare me ad aspettarti? Abbiamo immaginato così tante volte come sarebbe stato condividere le nostre vite, senza trovare mai il coraggio per fare un tentativo nella realtà. Stasera è successo di nuovo, non sono uscita, mi sono chiusa in camera, mi sono stesa sul letto a guardare il mare sopra di me e ho lasciato correre la fantasia lontano dal disordine della mia vita, fino alla quiete della notte torinese.
Sto uscendo da lavoro, sono le otto passate, il mio stomaco brontola e i tacchi nuovi mi fanno desiderare di camminare a piedi nudi verso casa, poi inaspettatamente passa il tram e decido di prenderlo, perché durante le sere di giugno è bello osservare la città al tramonto. Trovo un posto libero e ne approfitto per guardare finalmente cosa mi sono persa oggi nel mondo mentre ero in gabbia. Trovo una tua chiamata, due messaggi, un'altra chiamata, un vocale su Whatsapp e tutti questi indizi vogliono dire soltanto una cosa: sei tornato prima e vuoi vedermi non appena possibile. Il cuore mi sale in gola e istintivamente scendo alla prima fermata, torno indietro, trovo un taxi e domando di accompagnarmi a un indirizzo che ho ben stampato nel cuore con un sorriso che mi illumina gli occhi. Il tassista mi parla della stagione estiva, delle giornate più lunghe, della gente felice e innamorata, mi chiede se anche io lo sono, innamorata intende, e io rispondo che sono pazza da due anni di un uomo meraviglioso che mi aspetta a casa da ore e che non vedo l'ora di riabbracciare, mi chiede dei nostri programmi, io gli racconto che con te trascorrerei tutta la mia vita e lo giurerei in qualsiasi momento, ti seguirei in capo al mondo, poi mi tocco la pancia e penso che forse, più realisticamente, aspetterei sempre il tuo ritorno da me a braccia aperte. Il signore ha una sessantina d'anni, mi chiede quando arriverà il piccino, io gli confido che manca poco, nascerà d'estate proprio come noi due, avrà qualcosa di entrambi, ma forse più di te che di me, infatti mi sento che sarà della Vergine e proprio come suo padre non riuscirò sempre a capirlo, ma lo amerò con tutta me stessa. Finalmente vedo quella che ancora per qualche settimana sarà la tua casa, mi rattrista pensare che la lascerai con al suo interno tutti i momenti felici dell'inizio della nostra storia, ma tu mi hai fatto il regalo più grande che potessi desiderare - la casa della mia infanzia - e là costruiremo una famiglia insieme. Pago il tassista e apro il portone in preda all'euforia, mentre aspetto l'ascensore conto i secondi che ci separano e tu, sentendo i miei tacchi, apri la porta di casa e mi chiami dalla tromba delle scale, io ti rispondo che sto salendo, tu impaziente sei già sui primi gradini, io mi tolgo le scarpe, tu apri l'ascensore e mi avvolgi in uno dei tuoi baci calorosi, poi ti stacchi da me, mi posi una mano sulla pancia e inizi a farmi mille domande, vuoi recuperare ogni attimo delle mie giornate senza di te, io ti guardo innamorata come il primo giorno o addirittura di più se possibile, mi stendo sul divano con la testa sulle tue gambe e senza staccare gli occhi da te comincio a raccontarti di un cliente fastidioso, della festa che le mie amiche stanno organizzando, di come procedono i lavori nella nuova casa, del fatto che il piccino ancora non ha un nome e che se andiamo avanti così non ci metteremo mai d'accordo o avrà almeno due nomi e tutti a scuola lo prenderanno in giro. Tu mi ascolti in silenzio, mi accarezzi i capelli e rifletti, poi a un tratto interrompi il mio flusso di coscienza e con la tua solita semplicità trovi la soluzione più giusta.
"Parliamo sempre di questo angelo come se fosse un maschio, invece secondo me sarà una femmina e non ci saranno dubbi sul suo nome: si chiamerà Margherita, come il luogo in cui ti ho conosciuto."
Sto uscendo da lavoro, sono le otto passate, il mio stomaco brontola e i tacchi nuovi mi fanno desiderare di camminare a piedi nudi verso casa, poi inaspettatamente passa il tram e decido di prenderlo, perché durante le sere di giugno è bello osservare la città al tramonto. Trovo un posto libero e ne approfitto per guardare finalmente cosa mi sono persa oggi nel mondo mentre ero in gabbia. Trovo una tua chiamata, due messaggi, un'altra chiamata, un vocale su Whatsapp e tutti questi indizi vogliono dire soltanto una cosa: sei tornato prima e vuoi vedermi non appena possibile. Il cuore mi sale in gola e istintivamente scendo alla prima fermata, torno indietro, trovo un taxi e domando di accompagnarmi a un indirizzo che ho ben stampato nel cuore con un sorriso che mi illumina gli occhi. Il tassista mi parla della stagione estiva, delle giornate più lunghe, della gente felice e innamorata, mi chiede se anche io lo sono, innamorata intende, e io rispondo che sono pazza da due anni di un uomo meraviglioso che mi aspetta a casa da ore e che non vedo l'ora di riabbracciare, mi chiede dei nostri programmi, io gli racconto che con te trascorrerei tutta la mia vita e lo giurerei in qualsiasi momento, ti seguirei in capo al mondo, poi mi tocco la pancia e penso che forse, più realisticamente, aspetterei sempre il tuo ritorno da me a braccia aperte. Il signore ha una sessantina d'anni, mi chiede quando arriverà il piccino, io gli confido che manca poco, nascerà d'estate proprio come noi due, avrà qualcosa di entrambi, ma forse più di te che di me, infatti mi sento che sarà della Vergine e proprio come suo padre non riuscirò sempre a capirlo, ma lo amerò con tutta me stessa. Finalmente vedo quella che ancora per qualche settimana sarà la tua casa, mi rattrista pensare che la lascerai con al suo interno tutti i momenti felici dell'inizio della nostra storia, ma tu mi hai fatto il regalo più grande che potessi desiderare - la casa della mia infanzia - e là costruiremo una famiglia insieme. Pago il tassista e apro il portone in preda all'euforia, mentre aspetto l'ascensore conto i secondi che ci separano e tu, sentendo i miei tacchi, apri la porta di casa e mi chiami dalla tromba delle scale, io ti rispondo che sto salendo, tu impaziente sei già sui primi gradini, io mi tolgo le scarpe, tu apri l'ascensore e mi avvolgi in uno dei tuoi baci calorosi, poi ti stacchi da me, mi posi una mano sulla pancia e inizi a farmi mille domande, vuoi recuperare ogni attimo delle mie giornate senza di te, io ti guardo innamorata come il primo giorno o addirittura di più se possibile, mi stendo sul divano con la testa sulle tue gambe e senza staccare gli occhi da te comincio a raccontarti di un cliente fastidioso, della festa che le mie amiche stanno organizzando, di come procedono i lavori nella nuova casa, del fatto che il piccino ancora non ha un nome e che se andiamo avanti così non ci metteremo mai d'accordo o avrà almeno due nomi e tutti a scuola lo prenderanno in giro. Tu mi ascolti in silenzio, mi accarezzi i capelli e rifletti, poi a un tratto interrompi il mio flusso di coscienza e con la tua solita semplicità trovi la soluzione più giusta.
"Parliamo sempre di questo angelo come se fosse un maschio, invece secondo me sarà una femmina e non ci saranno dubbi sul suo nome: si chiamerà Margherita, come il luogo in cui ti ho conosciuto."
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