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martedì 16 giugno 2015

Notte prima degli esami


"Alle 4 davanti a scuola."

Come i pini di Roma la vita non li spezza

Alle quattro il cielo prometteva di essere nostro complice, perciò sono uscita con un vestito estivo e mi sono diretta a scuola col cuore in gola, perché non è mai facile tornarci, neppure quando non dovrebbe più fare paura. 

Forse cambiati, certo un po' diversi
Ma con la voglia ancora di cambiare

Ma eccoci, un'ora dopo, ancora tutti insieme davanti all'entrata, come il primo giorno, a perdere tempo e fare grandi progetti per il futuro, evitando di pensare a quel che ci attende tra poche ore proprio in quella prigione grigia.
Il mio compagno di banco fuma, è pensieroso oggi, gli passo il disegno che lo ritrae e si fa due risate.
"La matematica non sarà mai il tuo mestiere, ma se smetti di disegnare ti vengo a prendere a schiaffi."
Adesso non voglio pensare al futuro. Godiamoci questo momento anche se ho lo stomaco sottosopra da ieri notte, non ho dormito e non dormirò nemmeno stasera, lo so. Dovrei urlarle queste parole che mi ribollono dentro, ma mi limito ad annuire e a continuare ad ascoltare le teorie sui banchi da occupare domani mattina.

Mi chiedono di te ed è buffo il modo in cui riesco a risultare credibile mentre rispondo che va tutto bene, abbiamo trovato il nostro equilibrio.
Eppure è più di un mese che non ti sento, ma una parte di me spera ancora che tornerai sui tuoi passi e mi scriverai stanotte per dirmi che ce la farò.

Penso che questo blog sia stato per troppo tempo una lunga lettera d'amore rimasta chiusa nella busta. 
Adesso, però, sono rimasta solo io e, nonostante non sia facile ammetterlo, questa versione di me è di gran lunga migliore di quella di qualche mese fa.

Ma questa notte è ancora nostra

Venditti, non lo so se avevi ragione tu, ma questa notte mi pare solo mia e vorrei piangere e strappare via questo dolore che cerco di sopprimere anche se non ne ho più nemmeno la forza.

Se l'amore è amore


Allora è meglio sedersi in panchina, congelare sotto la pioggia i sentimenti coi vestiti fradici e sperare che tutto questo finisca in fretta.

martedì 10 marzo 2015

L'ultima cena

Mancano meno di 100 giorni all'inizio della maturità. Che cosa ci sia da festeggiare io proprio non lo so, siamo già a marzo e a me sembra di essere appena tornata sui banchi di scuola. L'ultimo anno sta volando, ma non sono sicura di esserne felice.
"Le tradizioni vanno onorate" mi ricorda una mia amica, e tra le sue parole si nasconde la promessa di rendere indimenticabile ogni momento di questo ultimo anno, allora mi lascio coinvolgere in questa ennesima recita.
Avvisiamo i prof, scriviamo anche a coloro che hanno fatto parte della IV C per poco tempo, prenotiamo un tavolo.


Il ristorante è affollato, ma sono tutte voci ormai fin troppo familiari.
Dopo cinque anni siamo ancora tutti qui, qualcuno è diverso, qualcun altro è esattamente lo stesso di allora, ma stasera ci siamo tutti e solo questo conta. Forse è l'ultima cena di classe, poi le prossime saranno quelle imbarazzanti riunioni di ex studenti dove puntualmente ci sarà il tuo ragazzo della prima liceo, ma mai nessun volto simpatico con cui poter scambiare due chiacchiere.
Si ordina da mangiare e da bere, rimandiamo il momento delle domande il più a lungo possibile. Io e le altre facciamo di tutto per fare le sceme anche oggi, come ogni giorno trascorso a scuola insieme.
Nonostante tutto quel che è accaduto, mi mancheranno queste persone che il primo giorno della quarta ginnasio mi sembravano simpatiche solo perchè condividevano le mie stesse ansie, le mie stesse paure ed ora sono parte della mia storia e sempre lo saranno. In un angolo ci sono le suore, che con noi non hanno mai condiviso nulla, nemmeno il viaggio di maturità perchè l'ho organizzato io e allora no, non ci si può fidare di me. Poverette, un po' provo pena per loro. Vivranno la loro giovinezza ad 80 anni? Chi può dirlo.
All'angolo opposto del tavolo i maschi discutono di una partita di calcetto che segnerà le sorti del campionato della scuola.
Al centro ci siamo noi, che a guardarci ora si direbbe che saremo migliori amiche per sempre, ma tra donne non è mai così semplice, quanti segreti ci separano non lo sappiamo nemmeno noi, ma continuiamo a volerci bene per qualche strana ragione.

Ormai tutti hanno deciso, chi tenterà medicina, chi si è già assicurato un posto alla Bocconi o in un'altra università privata, poi ci sono io.
"E tu che cosa prendi, Ross?" "Un altro bicchiere di bianco, grazie." ridono per la mia battuta scontata, forse anche un po' per la mia natura infantile, la stessa di cinque anni fa, ma io non ho più voglia di fare la cretina. Ho voglia di affrontare il futuro senza paura.
Loro non lo sanno cosa si prova ad essere me, insider ed outsider allo stesso tempo. Io adesso darei qualsiasi cosa per essere semplicemente come loro.

giovedì 30 ottobre 2014

Dopo Londra



Ho smesso di guardare la tv.
Ho iniziato a riempire le mie serate vuote con nuove passioni che mi avevano sempre incuriosita, non sto mai ferma ultimamente e ho poco tempo per piangermi addosso e molto per conoscere e imparare.
Ho iniziato diverse ricerche, una a cui tengo molto è sulla fotografia, voglio migliorare e voglio farlo autonomamente, perchè è arrivato il momento che io mi metta in gioco.
Sto scrivendo meno di quanto vorrei, ma in questo periodo preferisco soffermarmi ad osservare le persone piuttosto che scriverne in modo avventato.
Ho lasciato in panchina i sentimenti.
Ho voglia di finire i libri che ho sulla scrivania entro la fine dell'anno.
Ho smesso di disegnare, ma prima o poi ricomincerò e non saranno più solo schizzi in bianco e nero.
Sto studiando molto, credo di aver trovato un buon metodo e, a dir la verità, non sono nemmeno spaventata dall'idea della maturità.
Ho fatto ordine nella mia stanza e, per la prima volta in vita mia, lo sto mantenendo.
Sono più calma, non ho incubi da settimane e dormo 8 ore ogni notte.
Sto ascoltando qualsiasi genere musicale, senza snobbare nulla, mi lascio guidare dall'umore o dalla curiosità.
Ogni giorno ripenso a Londra, è come se quella città si fosse impossessata di una parte di me, la ritrovo in una foto o in un libro, ma non sono triste, anzi, sono felice di essere tornata e di aver ripreso in mano la mia vita.
Sto gestendo meglio il rapporto con il mio corpo.
In questo momento credo di poter fare qualsiasi cosa io voglia ed è una sensazione meravigliosa, che attendevo da tempo.